In evidenza

Fake news contro Bolsonaro?

Frank Dragonetti.

Dopo la vittoria alle presidenziali brasiliane del 2018, Jair Messias Bolsonaro ha iniziato il suo mandato il 1° gennaio 2019. Alcuni ambienti, evidentemente sostenitori di Bolsonaro, denunciano in questi mesi l’utilizzo di una campagna di fake news contro il Presidente.

Le notizie, pubblicate principalmente sui social, riguarderebbero alcune prese di posizione in materia di provvedimenti pensionistici (età pensionabile) di servizi sociali (presunta abolizione della borsa famiglia, aiuto economico ai ceti meno abbienti per garantire il diritto allo studio e alla casa.) e, in ultimo, di orientamento sessuale.

Non si può non ricordare che lo stesso Bolsonaro era stato accusato dalla stampa locale nello autunno scorso di aver concordato con aziende private il lancio di campagne di fake news su Watsapp, il tutto per influenzare il voto. In quell’occasione Bolsonaro si era così espresso “Io non posso controllare se qualche imprenditore simpatizzante sta facendo questo tipo di cose. Lo so che è illegale, ma non ho nessun modo di monitorarlo o di fare qualcosa al riguardo”, In merito alle fake nei suoi confronti invece ha così commentato: ”sono fuori di testa e dicono scemenze”. Si sa, ormai le campagne elettorali e il consenso politico si giocano a colpi di click”, ed è davvero difficile  orientarsi in un ginepraio di bugie incrociate. Stando ai fatti, Jair Messias Bolsonaro è un Presidente regolarmente eletto con il 55,13%dei voti. Appartiene all’area della destra più conservatrice. Il suo governo che oltre al vicepresidente, comprende otto ministri di provenienza militare, non ha più  il ministero della cultura, inglobato nel nuovo ministero della cittadinanza che comprende politiche sociali, sport e cultura. Sempre riguardo ai fatti, uno dei primi provvedimenti provvisori, firmato dal Presidente e pubblicato nella Gazzetta ufficiale, ha previsto che la gestione delle riserve indigene in Brasile, passi dalla Fondazione Nazionale per gli Indigeni (Funai) al ministero dell’Agricoltura, affidato a Tereza Cristina Dias soprannominata in Brasile “Musa del veleno”, per aver approvato l’uso di sostanze nocive per accrescere la produzione e la vendita dei raccolti.

Annunci
In evidenza

Insieme

Antonia Gabriella D’Uggento


Matera, 15 marzo. Alcuni momenti della manifestazione

15 marzo. La data. Il banco di prova della tenuta del movimento studentesco ‘Fridays for Future’, quello nato a sostegno delle iniziative di Greta Thunberg contro il riscaldamento globale e ciò che lo provoca. L’idea di una manifestazione mondiale marciata per una causa giusta (e finalmente comune) lo stesso giorno e nelle stesse ore, fuso orario permettendo, è notevole.

A Matera ho visto striscioni e cartelli colorati, tanti. E tante  ragazze, alcune alte, altre basse, vestite di chiaro o di scuro, con gli occhiali e senza. E ragazzi, biondi e bruni, con i capelli lunghi e corti, lisci e ricci. Ho visto una ragazzina seguire il corteo con la  bici e il suo caschetto fucsia. Una bimba di circa sette anni con il suo cartello  sfilava con mamma e papà. Ho ascoltato fischietti, applausi, percussioni e slogan. Alcuni  li avrei corretti  ma scommetto sulla buona fede di chi li scandiva.

Matera, 15 marzo. Alcuni momenti della manifestazione

A Matera come in mille altre piazze, suppongo. L’importante è essere insieme. Non uno prima, non uno dopo. INSIEME. Gli ideali, come i sogni, si vivono insieme. E i diritti si rivendicano insieme Per tutti, nessuno escluso. Spero che gli studenti non permettano una parcellizzazione della loro causa e della loro protesta, che ne salvaguardino la portata globale, che non permettano intrusioni e strumentalizzazioni. Che riconoscano eventuali facinorosi o esibizionisti che scelgono improbabili palchi per le loro squallide incursioni negli spazi del pluralismo e della democrazia. Lo dobbiamo a una ragazzina che con la forza delle sue idee e con la coerenza delle sue azioni, senza mai usare un insulto ma dicendo sempre la verità, ha messo a tacere con la sua assertività solerti capi di stato e cinici leader.

In evidenza

Il coraggio di cambiare il mondo

Caterina Pietromatera

Sembra uscita da una favola nordica con le sue treccine bionde ma ha la determinazione di una condottiera la ragazzina che sta mobilitando i giovani del mondo sulle tematiche ambientali e sui cambiamenti climatici in particolare. Si chiama Greta Thunberg ed ha 16 anni. Ha una sindrome chiamata Asperger. Molti credono che sia uno svantaggio. Evidentemente non è così se a lei si deve la nascita di un nuovo movimento studentesco mondiale: il  #fridaysforfuture  che la sta sostenendo nei suoi venerdì di astensione dalle lezioni. Non si contano più i leader politici che la ragazza ha bacchettato pubblicamente e il suo intervento alla conferenza mondiale per il clima, nello scorso Dicembre a Katowice ha mostrato a tutti ciò di cui è capace. A chi le consiglia di tornare a scuola per prepararsi un futuro,risponde “Ma perché dovremmo studiare per un futuro che presto non ci sarà più e quando nessuno sta facendo niente per salvare quel futuro? Continueremo a scioperare fino a quando le nostre voci saranno ascoltate e concretizzate”.
Constata il fallimento degli adulti che hanno sacrificato al profitto e al loro interesse la sopravvivenza del pianeta ma al tempo stesso li inchioda alle loro responsabilità semplicemente perché non c’è più tempo e tocca a loro farlo. “La politica necessaria per impedire la catastrofe climatica non esiste oggi. Dobbiamo cambiare il sistema, come se fossimo in crisi, come se ci fosse una guerra in corso”.

Greta Thunberg

Alla  manifestazione globale del 15 marzo parteciperà tutto il mondo proprio come Greta vuole, con mobilitazioni in 1000 città di circa 100 paesi. Ci saremo anche noi, studenti di Matera. Ci saremo per ringraziare Greta per la forza che ci trasmette. Ci saremo perché ci sono momenti in cui bisogna scegliere da che parte stare. Noi siamo dalla parte di Greta e del suo sogno di cambiare il mondo.

In evidenza

Questione Donna: si va avanti o si torna indietro?

Domenica Locantore

Italia: le donne combattono ancora per l’emancipazione.

“…e anche Teresa, la venditrice di sigarette che rabbrividiva felice al primo vento d’autunno,tutti i milioni di Terese, che nei campi, nelle strade e nelle case di tutta Italia, avevano lasciato per sempre la vita di prima, e imparato a rallegrarsi di se stesse,erano là, erano con noi, e noi con loro.”
Così Carlo Levi ne ” L’orologio”, racconto appassionato del primo dopoguerra che aveva visto le donne protagoniste della lotta di liberazione.

A distanza di oltre settanta anni, a che punto siamo?

É una domanda che dovremmo porci più spesso e su cui dovremmo riflettere molto vista la situazione che le donne ancora oggi si trovano a vivere anche nel nostro Paese.

Siamo nell’era della tecnologia e delle grandi innovazioni. L’emancipazione femminile dovrebbe essere ormai un fatto ampiamente consolidato, le discriminazioni un lontano ricordo. Senonchè il rapporto annuale 2018 sul gap gender colloca l’Italia all’ottantaduesimo posto su 144 paesi nel mondo per quanto concerne la capacità di colmare le differenze di genere.Dalle pubblicità sessiste,al divario retributivo, al soffitto di cristallo che impedisce alle donne di arrivare ai veri posti di comando sebbene esse possano accedere a qualsivoglia carriera, tantii sono gli ambiti in cui occorrerebbero delle serie azioni concrete..Inquieta il clima culturale  in cui sembrano venir messe in discussione alcune tra le conquiste  più importanti delle donne come la legge sul divorzio riproponendo un’idea di famiglia tradizionale fondata su una “presunta legge di natura”  che  assegna alla donna un esclusivo ruolo  di madre, moglie e “domestica”. Ritorneremo forse ad una società in cui la donna perderà tutto ciò che ha conquistato? O riaffermeremo a livello giuridico un modello culturale mai di fatto veramente abbandonato?

Dovremmo essere tutti abituati ad avere le donne ai vertici della vita politica e sociale, ci troviamo a dover impedire una pericolosa regressione. Potrebbe essere rimessa in discussione la  libertà di scelta della donna perché qualcun altro rivendica il diritto di scegliere al posto suo. Invece di compiere questi passi indietro, è bene che ne facciamo qualcuno in avanti, verso la parità, come dovrebbe essere in uno Stato democratico e libero. Parità che dovrebbe manifestarsi in tutte le situazioni e gli ambiti : casa, lavoro, famiglia, politica. Per non rendere vana la lotta e l’impegno delle tante donne che ci hanno preceduto è bene tenere alta la guardia, superare i pregiudizi e gli stereotipi, individuare le trappole che a volte sono le stesse donne a  tendere a se stesse e alle altre. Forse non guasterebbe maggiore solidarietà in vista di un comune obiettivo.

In evidenza

Nuova luce per le Cappelle Medicee

Frigiola Simone

Una nuova luce risplende nella cappella funeraria di Lorenzo il Magnifico, storico signore fiorentino, e di suo fratello Giuliano de’ Medici. Le cappelle Medicee, luogo di sepoltura di molti membri della famiglia Medici, si trovano all’interno della basilica di San Lorenzo, a Firenze.

Dopo due anni di lavoro, un team di esperti tra cui lo storico dell’arte e restauratore Antonio Forcellino e il maestro delle luci Mario Nanni, è riuscito a ricreare, grazie a nuove tecniche di illuminazione, le condizioni luminose pensate dal Buonarroti che col tempo erano mutate.

La Sagrestia Nuova, opera di Michelangelo realizzata nel periodo tra il 1519 ed il 1534, presenta due possenti gruppi scultorei che incastonano le tombe di Lorenzo duca di Urbino e di Giuliano duca di Nemours. Il primo rappresenta il crepuscolo e l’aurora, il secondo la notte e il giorno. Il gruppo scultoreo delle tombe più importanti, Lorenzo e Giuliano de’ Medici  rimase incompiuto quando il Buonarroti lasciò Firenze.

Si è trattato di un progetto integrato di manutenzione, restauro e illuminazione che ha richiesto  uno studio assai delicato sulla luce che entra nelle cappelle durante il giorno ma anche un attento lavoro di pulitura delle sculture, in particolare della Madonna col Bambino e dei Santi Cosma e Damiano che oggi rifulgono come se fossero state appena scolpite.

Al Progetto viene attribuita una particolare importanza per almeno due ordini di ragioni. La prima:è uno dei casi in cui la tecnologia e le innovazioni sposano l’arte rendendo un prezioso servizio alla cultura, bene comune. La seconda: si apre un nuovo capitolo nella tutela dei beni culturali ricomprendendo in essa, oltre agli interventi di manutenzione e restauro quelli volti alla comprensione delle opere così come pensate dall’autore nel suo processo creativo.

In evidenza

Editoriale n. 1

Siamo quello che diciamo. Siamo le parole che usiamo. Sta a noi sceglierle. Senza parole non possiamo pensare, rappresentare la realtà che ci circonda e ciò che siamo. Senza parole non possiamo essere.

Ci accingiamo a scrivere in punta di penna, o di mouse, se volete. Con la profondità propria della leggerezza. “Cose disparatissime, con ogni stile, che non annoi”. (da Il Caffè  dei fratelli Verri e di Cesare Beccaria)

Non intendiamo sottovalutare la difficoltà di scrivere un po’ di tutto entrando “nel merito” di ogni cosa con la competenza dovuta a chi intenderà leggerci. E’ tuttavia ovvio che il nostro tutto sarà solo quel tanto di vicino o lontano che riusciremo a farci prossimo vuoi perché fa parte della nostra quotidianità, come nel caso delle esperienze vissute nella nostra scuola, o dell’’avventura della nostra città nell’anno in cui è insignita del riconoscimento di capitale europea della cultura, vuoi perché in quanto persone ci interessa tutto ciò che riguarda l’essere umano a partire dai suoi diritti fondamentali e da ogni tentativo più o meno palese di “ridimensionarli”. Ci sforzeremo di riprendere quel filo di interesse e passione civile che ha legato diverse generazioni  nella condivisione di valori forti quali la legalità, la giustizia, la difesa dell’ambiente, le pari opportunità. Siamo consapevoli di farlo in un momento storico molto particolare che non pretenderemo di giudicare ma che avremo l’ardire di raccontare. Non potremo fare a meno di tradire il nostro amore incondizionato per la Costituzione della Repubblica italiana sul rispetto della quale sempre occorre vigilare come voleva Calamandrei. Cos’è la Costituzione nata dopo tanta sofferenza, se non un grumo di speranza che si coagula attorno a un sogno, quello di ritornare a sognare? L’istinto di sopravvivenza di ciascuno che riconosce quello dell’altro e lo fa uomo. E’ attorno a questo grumo che si ridisegna l’umanità alla quale non intendiamo rinunciare.

Ci sforzeremo di essere equidistanti e longanimi adottando un ”costante atteggiamento di  generosa indulgenza o di sopportazione”. Ma prenderemo posizione tutte le volte che equidistanza si tradurrebbe in indifferenza.  Tra i potenti della terra che continuano a sacrificare il bene comune ai propri interessi  infrangendo ogni patto,  e una ragazzina di 16 anni che tenta disperatamente di farli rinsavire, saremo sempre dalla parte di quest’ultima. Saremo sempre dalla parte di Greta.

In evidenza

Primo step verso gli esami

Francesca Nicoletti e Federica Rubino

Al via le simulazioni ufficiali, alle 8.30 arriva la prova

Il 19 febbraio è stata una giornata davvero particolare. Tutti gli studenti del quinto anno della scuola secondaria di secondo grado hanno sostenuto, come preannunciato, la simulazione della prima prova d’esame: la prova di italiano.

Si tratta del primo di una serie di cambiamenti che riguardano l’esame di stato sia per il numero delle prove scritte, due e non più tre, sia per le modalità di svolgimento. Altre novità invece riguardano i requisiti per l’ammissione e i punteggi da attribuire a ciascuna prova.

Quattro gli appuntamenti con le simulazioni ufficiali, due per la prima e due per la seconda prova.

Tre le tipologie differenti per la prima prova: la tipologia A, analisi del testo, sia di poesia che di prosa; la tipologia B, produzione di un testo argomentativo in sostituzione del saggio breve/articolo di giornale, rispettando i tre classici ambiti: il socio-economico, lo storico-politico e il tecnico-scientifico. Infine la tipologia C, con due opzioni per il tradizionale tema di attualità.  

A seguito di quanto preannunciato da mesi dal Miur circa l’assenza della traccia storica nell’esame di stato, la senatrice Segre ha rimarcato quanto quest’ultima sia fondamentale per la formazione e l’elaborazione di un pensiero critico degli studenti.

È forse una risposta alle preoccupazioni della Senatrice la presenza di due tracce di carattere storico, “La Storia” di Elsa Morante e la tesi di Momigliano?

Alla luce delle testimonianze raccolte da docenti e studenti, bilancio positivo per i docenti dell’ITCG Loperfido-Olivetti, i quali ritengono che le tracce abbiano offerto un’ampia scelta per poter valutare in modo trasversale le competenze, le abilità e le conoscenze acquisite dagli alunni nel loro percorso di studi. Riguardo gli studenti, nonostante l’apprezzamento per lo spazio riservato alle emozioni: dalla felicità di Leopardi alla fragilità di Andreoli, ansia e tensione hanno caratterizzato questa loro prima giornata.

Di certo ai futuri candidati non è mancato quel sentimento di “illusione di essere liberi” e al tempo stesso di “nostalgia” di essere ormai giunti alla fine che ogni percorso umano inevitabilmente produce.

I ragazzi rimangono in attesa di affrontare la simulazione della seconda prova.


L’Europa in punta di lapis.

Angela D’Aria, Simone Frigiola, Domenica Locantore, Caterina Pietromatera, Valentina Sacco.

Abbiamo provato a disegnare l’Europa. L’abbiamo disegnata a matita, ma abbiamo notato che qualcosa non andava. Non sapevamo quali confini tracciare. Eravamo indecisi se tracciare quelli che includono i 28 paesi che dal 2013 ne fanno parte o quelli che potrebbero includerne altri; quelli delle lingue comuni o delle religioni. Eravamo dubbiosi nel riconoscere come europei i confini rigidi che escludono, che diventano muri alle frontiere e che oggi sembrano stravolgere Il concetto di Europa evidenziato nell’articolo 2 del Trattato dell’Unione, con i suoi valori fondanti del rispetto della dignità umana, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e dei diritti umani.

Il concetto di Unione è, in realtà, sempre esistito, fin dai tempi dell’antica Grecia e si è sviluppato con i romani che hanno portato la romanità nei tre continenti, Europa, Asia e Africa. Tra il XVIII e il XIX secolo, grazie a filosofi, scrittori e politici si diffonde una teoria di unità sovranazionale europea che si sgretola con i nazionalismi del ‘900. Dopo la Prima guerra mondiale si cercò di creare un’idea di Europa come antidoto alla guerra. D’altro canto, nel 1941, iniziò a maturare l’idea di un’Europa unita non come antidoto al male, ma come convivenza tra popoli basata sul rispetto dei Diritti Umani e sulla democrazia. A prendere la matita in mano, in questo periodo, furono Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Ursula Hirschmann che la utilizzarono per creare, attraverso il Manifesto di Ventotene, ciò che per tanto tempo si era auspicato.

Un primo schizzo si ebbe con la nascita della CECA, a Parigi, il cui scopo originario era basato sul commercio del carbone e dell’acciaio per evitare che un paese si armasse all’insaputa degli altri. Fu un passo senza dubbio intelligente: partire da un interesse economico comune per arrivare in futuro ad un’idea di Europa unita da un punto di vista politico e sociale.

Nel 1957 i Trattati di Roma consolidano l’unione economica con l’istituzione dell’EURATOM e della CEE. Da questo momento in poi, diversi saranno i trattati ed i Paesi che modificheranno il disegno a matita dell’Unione, pronto ad accogliere nuovi Paesi fino al 2013.

Abbiamo notato che il tratto di quella matita pronta ad essere cancellato, inizia ad essere sostituito da una penna. Non ci piace l’inchiostro, è troppo nero, e alcuni ne stanno abusando.

Vorremmo tanto ritornare all’Europa a matita del Trattato di Maastricht, pronta a ridisegnarsi per allargare i propri orizzonti. Il Trattato è stato emanato nel 1992 e ha evidenziato il concetto di unità, non più solo economica, ma anche politica e sociale, da cui prende forma l’Unione Europea.

Se oggi ci chiedessero come vorremmo noi l’Europa, la risposta sarebbe semplice: vorremmo solo che i princìpi del trattato di Maastricht e di quelli successivi (Amsterdam, Lisbona) fossero semplicemente rispettati. La nostra Europa abbatte le divisioni e ha alla base la convivenza e il rispetto fra i popoli, guidati da istituzioni comuni e supreme che governano democraticamente per raggiungere un’unione sociale concreta. I cittadini della nostra Europa non sono più solo cittadini del loro Stato ma si identificano come Europei, si sentono appartenenti ad una realtà di cui loro stessi sono protagonisti. Sono pronti a difenderne i valori culturali, religiosi e umanistici da cui è partita la sua costruzione spesso difficile, passo dopo passo.

Quanto a noi, vogliamo studiare, viaggiare, lavorare in qualsiasi Paese dell’Europa sentendoci sempre a casa nostra. Non accettiamo che il lungo percorso di integrazione europea che dal Trattato di Parigi del 1951 porta a Lisbona nel 2009 sia solo il contenuto alquanto ostico di un percorso disciplinare teorico. Non ammettiamo che si possa percepire l’Europa come uno spazio territoriale delimitato da confini atti a escludere laddove i confini europei sono stati ridisegnati più volte nell’atto di includere. Non ammettiamo neppure che si rivendichi la assoluta sovranità degli stati laddove ogni organizzazione europea nasce come entità sovranazionale. E allora? L’Europa è un bellissimo sogno che rischia di trasformarsi nel peggiore degli incubi? Forse no. Forse ci sono ancora le condizioni per continuare il sogno. E si chiamano conoscenza, cultura, partecipazione. E una matita sempre a disposizione.

Arrivo

L’immagine presa in considerazione, rappresenta la riva di una spiaggia particolarmente irregolare che vede al centro di essa resti di castelli di sabbia e sulla parte laterale destra diversi pezzi di carta. Per quanto riguarda l’acqua del mare, risulta al quanto increspata,

La semplice bellezza

In questa foto c’è un paesaggio naturale rappresentato dalla presenza del mare. In primo piano ci sono delle piante di fichi dal colore verde scuro che sporgono da un muretto bianco un po’ consumato, queste due figure sono completamente in ombra. Più in lontananza c’è una distesa di sabbia che conduce alla riva del mare. Il mare è caratterizzato, sulla riva, anche dalla presenza di alcuni scogli che gradualmente scompaiono nel mare. Ci sono diverse sfumature nel mare, all’inizio l’acqua sembra più scura a causa della presenza degli scogli, andando più avanti diventa più chiara fino a raggiungere un colore più forte.

Lo spirito del vulcano

Osserviamo, nell’immagine, il contrasto creatosi dall’accostamento dei colori scuri del cielo e quelli accesi della vetta del vulcano ricoperta di lava che tende a scendere lungo il pendio.

Il vulcano spicca particolarmente grazie al suo colore scuro.

Si può notare come il cielo sia ricco di stelle ma con addensamenti di vapore sparsi in varie zone, è evidente il fumo di un rosso acceso che si protende verso il cielo.

Dall’altra parte

La foto immortala una finestra di una stanza buia. Il buio viene interrotto dalla luce del sole che entra dalla finestra. In primo piano si vede un tavolo ricoperto da una tovaglia a quadri celeste, bianca e blu e una sedia di legno bianca. Il pavimento della stanza è bianco come la finestra, dalla tenda trasparente si riesce a vedere il mare calmo, il cielo di un celeste chiaro, dei palazzi bianchi e delle chiome di alberi verdi. La finestra porta su un terrazzo con un pavimento color senape.