Editoriale n. 1

Siamo quello che diciamo. Siamo le parole che usiamo. Sta a noi sceglierle. Senza parole non possiamo pensare, rappresentare la realtà che ci circonda e ciò che siamo. Senza parole non possiamo essere.

Ci accingiamo a scrivere in punta di penna, o di mouse, se volete. Con la profondità propria della leggerezza. “Cose disparatissime, con ogni stile, che non annoi”. (da Il Caffè  dei fratelli Verri e di Cesare Beccaria)

Non intendiamo sottovalutare la difficoltà di scrivere un po’ di tutto entrando “nel merito” di ogni cosa con la competenza dovuta a chi intenderà leggerci. E’ tuttavia ovvio che il nostro tutto sarà solo quel tanto di vicino o lontano che riusciremo a farci prossimo vuoi perché fa parte della nostra quotidianità, come nel caso delle esperienze vissute nella nostra scuola, o dell’’avventura della nostra città nell’anno in cui è insignita del riconoscimento di capitale europea della cultura, vuoi perché in quanto persone ci interessa tutto ciò che riguarda l’essere umano a partire dai suoi diritti fondamentali e da ogni tentativo più o meno palese di “ridimensionarli”. Ci sforzeremo di riprendere quel filo di interesse e passione civile che ha legato diverse generazioni  nella condivisione di valori forti quali la legalità, la giustizia, la difesa dell’ambiente, le pari opportunità. Siamo consapevoli di farlo in un momento storico molto particolare che non pretenderemo di giudicare ma che avremo l’ardire di raccontare. Non potremo fare a meno di tradire il nostro amore incondizionato per la Costituzione della Repubblica italiana sul rispetto della quale sempre occorre vigilare come voleva Calamandrei. Cos’è la Costituzione nata dopo tanta sofferenza, se non un grumo di speranza che si coagula attorno a un sogno, quello di ritornare a sognare? L’istinto di sopravvivenza di ciascuno che riconosce quello dell’altro e lo fa uomo. E’ attorno a questo grumo che si ridisegna l’umanità alla quale non intendiamo rinunciare.

Ci sforzeremo di essere equidistanti e longanimi adottando un ”costante atteggiamento di  generosa indulgenza o di sopportazione”. Ma prenderemo posizione tutte le volte che equidistanza si tradurrebbe in indifferenza.  Tra i potenti della terra che continuano a sacrificare il bene comune ai propri interessi  infrangendo ogni patto,  e una ragazzina di 16 anni che tenta disperatamente di farli rinsavire, saremo sempre dalla parte di quest’ultima. Saremo sempre dalla parte di Greta.

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