Un giocatore lo vedi dal coraggio…

“…Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,

un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia…”

Cosi De Gregori ne “la leva calcistica del ’68”. Il coraggio: quello che tu, altro Nino di un’altra leva, stai dimostrando in questi giorni strani di autunno inoltrato, ormai prenatalizi. Una partita che non era nemmeno la tua ti ha steso materializzandosi in un calcio terribile e improvviso. Di colpo il dolore: un male assurdo e lancinante che parte da un fianco e ferma il respiro. Sei steso, immobile, rotto. Le voci ti arrivano lontane e ovattate. Ti sembra di distinguere quella di tua madre ma è un attimo. La perdi. Piano…..piano…..vuoi solo respirare. La diagnosi è difficile da decifrare e sinceramente non ti importa di decifrarla, non ora almeno : frattura all’arco posteriore della nona costola destra. Una diagnosi così integrata qualche giorno più tardi e dopo ulteriori accertamenti: frattura del bacino sulla cresta iliaca destra. Immobile, con la tua voglia di correre. E un soffitto di cui conosci ormai ogni più piccolo segreto. E la luce, che filtra dalle tapparelle e che cambia di ora in ora: la luce dell’alba e quella del tramonto, la luce calda del pomeriggio e quella fredda e lunare della sera. Non saprai mai perché è successo. Non saprai mai perché è successo proprio allora che tutto sembrava bello, persino le lezioni un po’ noiose dei prof. Tutto finalmente sereno: i compagni con cui scambiare un batticinque ogni mattina, la campanella puntuale a scandire rassicurante le ore e dettare l’inizio e la fine, i tempi consueti, le uscite tutti insieme a fine giornata. Non saprai mai perché hai accettato di giocare quella partita , tu che pratichi un altro sport e quella partita non ti andava neanche di giocarla.

Non saprai mai quello che tuo padre e tua madre hanno pensato, loro che ti aspettavano per cena per chiacchierare finalmente un po’ e sono dovuti correre da te con lo stomaco strizzato come un panno nella centrifuga. Non te lo hanno raccontato. Non potevano: loro sono”gli adulti”, forti per definizione. Di certo non potrai percepire la paura che ha fermato il loro respiro mentre si fermava il tuo.

Ma una cosa la sai. Sono orgogliosi di te. Non hai scelto tu di entrare in questo tunnel, non è colpa tua se ci sei dentro ma è merito tuo se lo stai attraversando, a piccoli passi certo, ma lo stai attraversando. Ti sarà anche sembrato di essere al punto di partenza quando al controllo in ortopedia, a 30 giorni dall’incidente, i medici ti hanno dovuto dire che la nuova radiografia era sovrapponibile alla vecchia. In poche parole non c’era stato alcun miglioramento. Ti sarà sembrato ma anche in quella occasione il tuo percorso verso l’uscita l’hai fatto.

La tua forza sta nell’accettare la tua fragilità, e gli scampoli di aiuto che gli altri ti possono dare, ringraziando sempre con i tuoi modi gentili.

Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo , dalla fantasia…

Sarai presto in piedi, Nino. Tirerai il tuo più bel calcio di rigore alla vita o chi per lei ti ha messo lo sgambetto. E noi saremo lì a esultare al tuo goal più bello. L’ovazione che sentirai e che verrà dai tuoi compagni, dai professori, dalla scuola,

te la sarai meritata tutta. I tuoi compagni di classe.

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