Lontani ma vicini…

Martina Ciannella

Cari ragazzi di tutte le quinte, sono ormai passati i “nostri” cinque anni. Forse questo ultimo anno non lo abbiamo trascorso come avevamo immaginato. Niente gita di quinto, niente Macp100, niente notte prima degli esami, niente ultimi mesi tra quei banchi. Si dice sempre che il quinto è l’anno più bello, quello che non si dimentica. Per noi è stato un po’ più anomalo degli altri. Da un lato non auguro a nessuno in futuro una conclusione di questo tipo di un anno scolastico che rappresenta anche la fine di un percorso di studi, dall’altro sono consapevole che non si poteva fare diversamente: siamo stati costretti. Abbiamo addosso tutta la paura del nostro futuro, paura che forse tra i banchi, con i professori o anche tra noi stessi potevamo alleviare. Ma si sa, la vita non sempre va come programmiamo. Adesso abbiamo dentro tutta la paura di fare la scelta sbagliata per il nostro futuro, la paura di non essere all’altezza, la paura di allontanarci da casa, la paura di perdere delle amicizie, la paura di diventare adulti. Perché adesso lì fuori ci aspetta il mondo dei grandi, quello che abbiamo sempre pensato fosse irraggiungibile e lontano da noi. La nostra anima adesso è come una barca in tempesta, si trova immersa in un mare di emozioni che non abbiamo mai provato tutte insieme. Adesso è il momento di tirare le somme, di capire cosa vogliamo diventare e non parlo di diventare famosi, ricchi, avvocati, imprenditori, non solo quello per lo meno, ma le persone che vogliamo essere, nel posto in cui vogliamo vivere. Porteremo con noi quel bagaglio che abbiamo riempito in questi cinque anni. Anni di risate, di pianti, di interrogazioni, di compiti, di ansie, di scioperi e di abbracci. Mi sembra ieri che ho varcato quel cancello, ero poco più di una bambina. Una bambina che pensava che sarebbe bastato frequentare quelle quattro mura per diventare adulta. E invece ora mi ritrovo già a dover varcare, tra poco e per l’ultima volta quello stesso cancello. Farlo ogni mattina mi ha reso donna in questi cinque anni. Perché non mi ha insegnato solo a svolgere un testo in inglese, un’equazione di matematica o a conoscere autori esistiti anni e anni fa. Ma mi ha insegnato a pensare con la mia testa, ad accettare i pensieri degli altri così distanti dai miei, mi ha insegnato che se si cade ci si può rialzare, che si può risorgere dalle proprie ceneri, che il mondo è bello perché è vario, mi ha insegnato a rispettare gli altri ma soprattutto me stessa, a credere nelle mie capacità. Mi ha insegnato che se ti senti sola, c’è sempre qualcuno a tenderti la mano. Eppure non mi sembrava per niente vero, lo sto realizzando solo ora che sono qui a pensarci , a riflettere su queste poche righe che sto scrivendo. È tutto così diverso: è proprio vero, non ti accorgi di quanto qualcosa sia davvero importante per te se non prima di perderla, mentre senti che ti scivola via dalle mani.

E allora pensi a quante volte, prima di realizzarlo, hai letto di quelli che c’erano passati prima di te e che raccomandavano di godersi gli anni di scuola, tutte quelle storie sui migliori anni della vita e bla bla bla…, e vorresti poter avere una seconda occasione, un tasto “restart, nuova partita”, per fare le cose per bene, stavolta, per non far assenza quel giorno, studiare di più per quel compito, fare tesoro di ogni parola, ogni spiegazione, e un po’ ti maledici per aver desiderato che il tempo scorresse più veloce. Però ora è il momento di andare avanti, di prendere in mano le redini del nostro futuro, di impegnarci per essere i primi in quello che facciamo e non per una lotta di competizione estrema e un intento di supremazia sugli altri, ma per noi stessi. In questi anni, i nostri professori ci hanno insegnato a disegnare i contorni del nostro futuro, ma ora tocca a noi riempire quei contorni, e realizzare il disegno più bello che è la nostra vita. Perciò li ringraziamo tutti, sia quelli che ci hanno compreso al primo sguardo, sia quelli che ci hanno messo un po’ a comprendere i nostri pensieri e le nostre idee così lontane dalle loro. Ringraziamo i docenti per i sorrisi che ci hanno regalato, per la vicinanza nei momenti difficili della nostra adolescenza, per averci fatto crescere in un ambiente sereno, che non è una cosa da sottovalutare, Ma soprattutto perché ognuno a modo suo, ha cercato di darci il meglio di sė, cercando di non farci commettere degli errori che avremmo pagato a caro prezzo. E per essere riusciti ad elevare ognuno di noi, come persona e non solo per le conoscenze. E soprattutto perché ci hanno aiutato a spiccare il volo. Come disse un grande poeta in una sua canzone “ Passerà anche questa stazione senza far male. Passerà questa pioggia sottile come passa il dolore” Ora è il momento di aprire quei cassetti in cui sono chiusi i nostri sogni e realizzarli. Cari compagni di scuola, non posso che augurarvi di realizzarli  tutti, e soprattutto di averne di nuovi. E’ un augurio che faccio a voi, ma anche a me stessa. In bocca a lupo per la vita che ci aspetta.

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