L’autunno in DDI

Suono della campanella.Entro senza fretta nnell’aula 6. I gesti sono quelli consueti da un pò di giorni. Mi disinfetto le mani. Sistemo il portatile sulla cattedra, collego il mouse.Mi sfilo la giacca. Apro la finestra per far entrare un incredibile sole settembrino (inconsueto per novembre ma assolutamente gradito). Accendo e comincio. È cambiata ancora la nostra didattica. È cambiata ancora la nostra vita. no n abbiamo azzeccato nessuna previsione. A distanza di di nove mesi da quando tutto è cominciato non c’è nulla di quel che c’era allora.Niente è rimasto. La speranza di diventare migliori è caduta miseramente con una mascherina stropicciata e ormai inservibile. Non abbiamo compreso, abbiamo messo in cima priorità che erano in fondo alla lista, ma è stata una inversione temporanea e irrilevante. Abbiamo dimenticato il senso civico, le campagne di sensibilizzazione e l’unità. Non abbiamo accettato il ritorno di misure sempre più restrittive, non abbiamo tollerato il ritorno del virus.

Eppure sembrava avessimo compreso tutto. Per esempio che avere meno automobili in giro rende l’aria più pura e il cielo più terso. Che stare più tempo a casa fa riscoprire le relazioni più autentiche. Che meno rumori vuol dire più suoni. Che la natura ci chiede un sistema economico più sostenibile che produca beni e servizi essenziali. Che i lavori più sottovalutati sono forse quelli di maggior valore. La nostra responsabilità individuale è andata scemando via via che le norme diventavano meno stringenti, via via che il controllo allentava. Ci siamo permessi di scegliere cosa fare, dove andare. E siamo andati in vacanza, al ristorante, in discoteca. Dicevamo di fare tutto in sicurezza. Ce lo ripetevano come un mantra. Alla fine è diventato vero. L’assenza di nuove norme (ma le altre rimanevano in vigore) non è stata colmata dall’imperativo morale. Non abbiamo preso precauzioni che non eravamo obbligati a prendere. Abbiamo bisogno che qualcuno scelga per noi, non c’è verso. Ecco perchè adesso mi stupisco che molti protestino per le nuove disposizioni anticovid. In fondo era quello che volevamo : seguire istruzioni e prescrizioni purchè chiare e cogenti. Pazienza! Abbiamo perso l’ennesima occasione di diventare liberi che vuol dire scegliere accettando la responsabilità delle proprie scelte. E che vuoi che sia?

La connessione è buona. Entro in Gsuite e in Argo. Fra un attimo farò l’appello. Mi risponderanno voci metalliche che non sempre riconosco. Guarderò in uno schermo a pezzetti letterine e facce mischiate tra lo

Intanto l’aria si fa più dolce. E i banchi sono vuoti.


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